giovedì 12 febbraio 2009

3 giorni da paura sullo Zambesi

11 febbraio 2009                                             
Il fiume Zambesi, con i suoi 2.574 km di lunghezza è il quarto fiume più lungo dell'Africa e il più grande tra quelli che sfociano nell'Oceano Indiano. La sua sorgente si trova in Zambia, scorre poi in Angola, lungo il confine tra Zambia e Zimbabwe fino al Mozambico, dove sfocia nell'Oceano Indiano. Il fiume ospita un'ampia varietà di specie animali. Ippopotami, coccodrilli e varani sono molto presenti in molti punti del fiume. Gli uccelli sono abbondanti, con specie come aironi, pellicani, aquile pescatrici africane. La vegetazione boscosa lungo le coste dà vita a numerose specie animali di grandi dimensioni, come bufali, zebre, giraffe ed elefanti.
Mi preparo psicologicamente a quella che sarà la selvaggia giornata di oggi e di domani. Navigheremo in canoa per 60 km sullo Zambesi, tra coccodrilli e ippopotami. Ho paura e lo dico a Chris, la guida che mi accompagna, ma lui mi rassicura.
Ogni canoa trasporta due passeggeri più un po’ di cibo, due tende, alcune sedie ecc. Ogni persona ha un secchiello da riempire con le proprie cose, ogni canoa ha tre buchi fatti apposta per infilarci questi secchielli. Facciamo le prime due ore abbondanti di navigazione poi ci fermiamo per il pranzo e per un riposino. Riprendiamo la navigazione con altre due ore di canoa e alla fine campeggiamo alla selvaggia su un’isola deserta. Abbiamo visto una quindicina di ippopotami ma la guida mi spiega che se non gli stiamo troppo vicini non attaccano.

L'isola deserta dove abbiamo campeggiato
2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati



Qui è tutto veramente molto wild, io sono sporchissima e ustionata ma è bello, bellissimo qui.
Mentre Bianca prepara la pasta (pessima, strano di solito è una brava cuoca) i ragazzi, comprese le guide, giocano a calcio-pallavolo.
Io penso, penso sempre, oggi è l’11 febbraio. Ogni tanto osservo Shanghai, (ma come cavolo si fa a chiamare un nero Shanghai?!?!) è il tutto fare e se ne sta sempre in disparte, anche quando mangiamo: si vede che sono abituati a ben altro trattamento.
Chris vede in lontananza nel bushveld un elefante: sono sicura che stanotte dormirò come un killer, cioè con un occhio aperto.
Si sentono i grugniti degli ippopotami durante la notte ma alla fine sono talmente stanca che dormo come un sasso, altro che killer!

martedì 10 febbraio 2009

Attraverso la Zambia

Quando ci svegliamo è ancora buio, alle 6 si parte per entrare in Zambia. Oggi sarà una lunga giornata di trasferimento, circa 600 km.
Le prime due ore le percorriamo su una strada completamente dissestata, talmente piena di buche da rendere impossibile qualsiasi tentativo di fare una pennichella.
Ci fermiamo per il pranzo a bordo di un'anonima strada. Passano bambini a piedi che tornano da scuola e tanta gente in bicicletta. Continuiamo per la nostra strada. Attraversiamo villaggi remoti e piccole città, tutte accomunate dalla stessa miseria. Una piccola sosta per fare la spesa, scorta di acqua e cibarie per 4 giorni. Quando ci fermiamo per comprare delle banane il truck viene subito circondato: tutti urlano il prezzo dei propri prodotti ma poi Takalani e Bianca decidono di comprare al mercato della frutta.

Il villaggio di Chirundu in Zambia
2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati
un mercato in Zambia2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati
bimbi poveri ma sempre sorridenti
donne al mercato


Giungiamo a Chirundu dove campeggiamo al Gwabi River Lodge che si trova sulla rive del fiume Kafue, importante affluente dello Zambesi. Chirundu è situata sul confine con lo Zimbabwe. È principalmente un luogo di transito commerciale: è infatti una delle località principali lungo la grande strada del nord ed è locata vicino ad un importante ponte sullo Zambesi, il ponte di Chirundu. Nel pomeriggio un po’ di relax, ognuno passa il suo tempo come crede e poi tutta a cena. Prima di andare a dormire facciamo un piccolo scherzetto alle two ladies spostandogli la tenda dietro al truck.

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fiume Kafue in Zambia 2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati
spettacolare tramonto sul fiume Kafue in Zambia 2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati

lunedì 9 febbraio 2009

Victoria Falls, quando il turismo vince su tutto

Mi sveglio di mia spontanea volontà, oggi infatti non c’è orario ne sveglia, oggi è una giornata free. Ognuno fa quello che vuole. Kasper e Lasse, detti anche le “two ladies” sono andati a fare rafting, Mette sta male e ha la febbre. Così io e Simon decidiamo di andare nella down town a fare un giro e a cercare un internet point. Veniamo letteralmente presi d’assalto, un ragazzo ci accompagna in un qualche posto, non so dove, ma non mi piace per niente perché non c’è più nemmeno un turista ed a un certo momento veniamo attorniati da almeno 7 o 8 persone. Dico a Simon che è meglio tornare indietro, lui capisce il mio disagio e acconsente. Troviamo un internet point ma non c’è abbastanza linea. Proviamo anche all'agenzia dove ho prenotato il tour in elicottero di oggi pomeriggio. Anche lì la linea va e viene. I ragazzi in strada sono a decine, quasi tutti vogliono cambiarti i dollari dello Zimbabwe con quelli americani: oltre ad essere illegale, i loro soldi sono spesso falsi e per di più non valgono nulla, non ci puoi comprare quasi niente. I ragazzi però sono molto insistenti, ti raccontano le loro tristi storie e non sai mai se siano vere o meno.
Un ragazzo mi segue fino al lodge per avere qualche maglietta in regalo, per lui e per sua madre. Ad un certo punto, non so perché, mi chiede se conosco Colin. “Do you speak about Jonathan?” gli domando io. “Yes! Do you know him?”. "Cazzo," penso io, pure qui me lo devono ricordare!
Con un po’ d’anticipo passa a prendermi nel primo pomeriggio il tipo dell’agenzia per portarmi all’elicottero per sorvolare le cascate. Mi ci sbattono letteralmente sopra con altri 5 giapponesi. La vista aerea delle cascate merita davvero la spesa di 115 dollari, anche se secondo me non abbiamo fatto 15 minuti come pattuito, ma forse solo 10! É stato molto caro ma è una di quelle cose che si fanno una sola volta nella vita!


Le cascate viste dall'elicottero 2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati
Le cascate viste dall'elicottero 2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati
Le cascate viste dall'elicottero 2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati
sull'elicottero con 5 giapponesi



Per cena ci portano con un taxi collettivo (che ci prende 20 dollari andata e ritorno) al “The Boma Restaurant”, tipico locale africano all'interno dell'imponente e costosissimo (200/300 dollari a notte) Victoria Falls Safari Lodge. É un ristorante tipicamente per turisti dove il cibo non è eccezionale a mio parere perché troppo saporito per i miei gusti. É cibo tipico africano: diciamo che è mangiabile. Quando entri ti fanno indossare un loro abito tradizionale che viene allacciato agli uomini sulla sinistra e alle donne sulla destra. Durante la serata c’è una varietà d’intrattenimento, dalle danze tribali, all'uso dei bonghi, al farsi decorare il viso. Nel complesso la serata è piacevole anche se 40 dollari sono davvero un furto! É praticamente la paga di un mese dei poveri cristi che lavorano qui.
Non manco di assaggiare, inconsapevole di cosa fosse, il verme del Mopani: questo solo per farmi rilasciare un misero certificato! Che schifo, un verme e non so nemmeno che cosa sia il Mopani!

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agghingata in african style

domenica 8 febbraio 2009

Il tuono delle Victoria Falls

Partiamo in mattinata e in circa due ore arriviamo a Victoria Falls dove si trova il nostro, orrendo, lodge. Questa doveva essere una sistemazione tipo hotel ma in realtà è una spartanissima stanza buia e pulciosa. La proprietaria ci accoglie con un sereno briefing: non portate con voi soldi in eccesso e passaporto sempre in cassetta di sicurezza, non lasciare borse o oggetti di valore vicino alle finestre, non aprire a nessuno anche se dicono di essere dell’hotel, loro non fanno room-service. Fantastico, posto mediocre e per di più pericoloso!

Nel primo pomeriggio un breve tratto stradale ci porta alle Victoria Falls.
Le Victoria Falls sono una delle sette meraviglie naturali del mondo. David Livingstone, l'esploratore scozzese, si pensa possa essere stato il primo europeo a scoprirle, dandole il nome Victoria in onore della regina inglese. Il nome indigeno delle cascate è Mosi-oa-Tunya che è anche il nome ufficiale in uso in Zambia. Anche se non è né la più alta, né la più ampia al mondo, la cascata si è affermata per essere la più grande. Ha una larghezza di 1.708 metri e un'altezza di 108 metri.
Le visitiamo in 2 ore, è il tempo minimo che ci vuole per ammirarle da tutti i punti panoramici. Sono bellissime, inutile sprecare troppe parole per descriverle. Quando esco sono completamente slozza! E felice di esserlo! Prezzo da pagare per questa impagabile esperienza.



2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati
2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati
2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati



Il resto del pomeriggio lo passiamo a cazzeggiare tra il bar e la piscina (parola grossa) del lodge. Non ho il coraggio di fare il bagno in quell’acqua putrida, come minimo prenderei la bilarzosi.
Si cena presto con una buona zuppa africana ma interrotta per una buona mezzora da 5 ragazzi del luogo che ci propinano il loro spettacolo: una trappola per turisti. Alla fine vorrei dargli qualcosa ma quando sparano 25 dollari per un cd mi viene voglia di mandarli a quel paese: quanto se ne approfittano!
Dopo cena rimango a parlare un po’ con Takalani e quando mi chiede il significato dei tatuaggi che porto esce anche la mia non molto felice storia. Lui è comprensivo e molto dispiaciuto e mi dice che la sua di storia è ancora più triste della mia. Vado a letto con il magone stasera…

Quando tutto tace si sente il rumore delle cascate fino a qui.
Di notte, ebbene sì anche di notte, si può ammirare l'arcobaleno sotto la luce della luna. Non ho avuto la possibilità di assistere a questo evento ma chi l'ha vissuto ancora oggi lo ricorda nei propri sogni.

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sabato 7 febbraio 2009

Funghi giganti all'Hwange Nationalpark

Mi sveglio tardi, sono le 7.30 e questa sarebbe già l’ora prefissata per la colazione. Lasciamo questo strano posto e ci dirigiamo in direzione Victoria Falls, dove arriveremo domani. Quando facciamo un pipì-stop incrociamo un altro gruppo della Drifters composto da 4 ragazze inglesi ed uno svizzero. Le miss sembrano la copia racchia di Donna Avventura, tutte vestite uguali ma senza stile, tutte bionde ma tinte. Sembrano fatte con lo stampino.
Nel primo pomeriggio arriviamo all’Ivory Lodge dove teoricamente dovrei piantare la tenda ma, da buona italiana quale sono, contratto il prezzo per un bungalow: 15 dollari a notte. Aggiudicato ma non devo dire niente agli altri.

La mia "camera" dell'Ivory Lodge 2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati
La mia "camera" dell'Ivory Lodge vista da fuori 2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati

Hwange National Park è la più grande game reserve in Zimbabwe. Il parco si trova a ovest del paese, sulla strada principale tra Bulawayo e le Victoria Falls. È stato fondato intorno al 1928 dal giovane ranger Ted Davidson. Si estende per oltre 14.600 km². Il parco si trova vicino al confine del deserto del Kalahari, una regione con poca acqua e vegetazione semi-arida. La riserva ospita 105 specie di mammiferi, tra le quali 19 grandi erbivori e 8 grandi carnivori.
Tutte le specie particolarmente protette dello Zimbabwe si trovano all'interno dell'Hwange ed è l'unica area protetta dove il gemsbok e la iena marrone sono presenti in un numero ragionevole. La popolazione dei wild dogs (cani selvatici) che si trova nella riserva è il gruppo più numeroso esistente in Africa ad oggi.

Un wild dog



Verso le 14.30 andiamo a fare un altro game safari. Avvistiamo le solite zebre, giraffe, babbuini, ippopotami, insomma niente di nuovo. La guida locale però ci mostra delle orme fresche di leone che  purtroppo non vediamo. Ad un certo punto salta giù improvvisamente dalla jeep. Animali nei paraggi non se ne vedono, cosa avrà mai scovato? Incredibile, la sua allenata e vigile vista ha portato alla luce un enorme fungo, quasi completamente ricoperto dal bush. Ovviamente molto velenoso.
Torniamo al lodge che ormai è buio, ceniamo e poi mi ritiro nel mio lodge semi-aperto per dormire tra i rumori dei grilli e di qualche strano uccello. Questa è l'Africa!

Giraffe e baobab all'Hwange Nationalpark 2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati
Hwange Nationalpark 2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati
fungo gigante all'Hwange Nationalpark
jeep-safari nell'Hwange Nationalpark 2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati




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venerdì 6 febbraio 2009

A caccia di rinoceronti nel Matopos Reserve Nationalpark

Quella cazzona di Bianca quasi mi sfonda la porta per svegliarmi, mi devo ricordare di dirle che se la mattina mi sveglio di cattivo umore poi brontolo per tutto il giorno. Comunque non è giornata e poi piove a dirotto. Takalani si accorge che non sono molto felice, ma io gli dico che non ho voglia di parlare di questo. Molto gentilmente si offre di ascoltarmi quando ne avrò voglia.
Partiamo e lungo il tragitto veniamo fermati più volte dalla polizia, che qui, come in molti paesi poveri ed instabili come questo, è molto corrotta.
Nel primo pomeriggio giungiamo alla Matopos Reserve Nationalpark. Situato in una regione intrisa di storia, il Motopos National Park si trova nella parte sud occidentale del paese, a soli 40 km da Bulawayo. Il parco offre un buon connubio tra storia, paesaggio e fauna selvatica. In tutta l'area vi sono numerose grotte con dipinti di antichi boscimani raffiguranti scene di vita quotidiana prima che lo Zimbabwe fosse scoperto. La maggior parte degli animali può essere avvistata nel piccolo Whovi Game Park, che conta una densa popolazione di fauna selvatica. Tra queste ricordo il rinoceronte bianco, giraffe, struzzi, gnu, leopardi, diverse specie di antilopi e, se fortunati, il raro rinoceronte nero.

A pochi passi dai rinoceronti

Mamma e figlio ci ostacolano il passaggio

Pranziamo e poi con un’espertissima guida ci avviamo con la nostra jeep all'interno della riserva. Il primo pezzo lo trascorriamo sul veicolo, poi iniziamo il walking safari. Prima di incamminarci la guida ci spiega esattamente cosa dobbiamo e cosa non dobbiamo fare nel caso incontrassimo animali, soprattutto rinoceronti. Ci dice che è perfettamente inutile mettersi a correre: loro corrono più veloci di noi, circa a 45 km/h e ci raggiungerebbero in 3 o 4 secondi e per noi sarebbe la fine.
Iniziamo a inoltrarci nel bushveld, letteralmente seguiamo le “cacche” fresche dei rinoceronti. La nostra eccellente guida locale riesce a portarci a 10 metri di distanza da loro. Ci avviciniamo lentamente, in silenzio. Quando loro fanno qualche passo verso di noi, noi facciamo qualche passo indietro e loro si fermano. É un'emozione unica, speciale. I rinoceronti bianchi sono più tranquilli di quelli neri e nel 99% di casi non attaccano l’uomo: vuoi che io sia, proprio oggi, proprio qui, il misero 1%? Torniamo  al veicolo e seguono poi altri avvistamenti di rinoceronti. Con quelli che sono abbastanza tranquilli ci avviciniamo anche di 5-6 metri. Qui ho meno paura perché siamo abbastanza vicini alla jeep e potrei scappare in caso di pericolo.
Poi ne incontriamo altri due, una mamma incinta con il suo piccolo a seguito: abbiamo fretta perché fra un po’ il parco chiude ma loro non si vogliono proprio spostare.


Finito il safari ci portano al nostro lodge. É arroccato sulle rocce, è bellissimo. La sala dinner ha una parete interamente occupata da un enorme e unico sasso attorno al quale è stata costruita tutta la struttura. Le camere sono sparse tra gli imponenti massi e anche queste sono veramente belle, in stile africano, pulite. Il tutto a soli 10 dollari!

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giovedì 5 febbraio 2009

L'Africa nera: lo Zimbabwe

Bianca ci sveglia con la sua potente risata. Colazione, smontaggio tenda e si riparte. Direzione Zimbabwe, poco distante. Arriviamo alla prima dogana, quella per uscire dal Sudafrica ed è già un assaggio della povertà che troveremo più avanti. Proseguiamo fino al confine con lo Zimbabwe.
Quando passiamo con il nostro truck la gente ci guarda come se fossimo alieni e noi facciamo altrettanto con loro. Sbrighiamo le formalità doganali, prendo il visto e attendiamo le nostre guide. C’è povertà ovunque, è un’orgia di miseria, sporcizia e puzza.
Mentre aspettiamo ci si avvicina una ragazzina con un vecchio apparentemente cieco. Ha in mano una tazza di metallo fa oscillare ripetutamente per farci capire che sta facendo la carità. Indossa una vecchia giacca blu da adulto. Le sta talmente grande che le arriva fino alle ginocchia. Il vecchio indossa una giacca nera e sgualcita sugli orli. Lei sta lì, immobile a guardarci per tutto il tempo fino a quando Kasper non gli sgancia qualche moneta e gli fa cenno di andarsene: la perseveranza premia.
La guida ci dice che è severamente proibito scattare foto a polizia, ponti e tutto ciò che è governativo. Ma questo già lo sapevo. Anche le persone qui non amano essere fotografate quindi per rispetto a loro e anche per la mia incolumità non ne faccio. Quest’anno farò molto meno foto, preferisco ricordare e tenere nel cuore e nella mente quello tutto ciò che vedrò. La gente qui non ama essere immortalata anche perché la situazione politico-economica del paese è disastrosa e non vogliono fornire ulteriore materiale alla stampa. Lo Zimbabwe infatti è un paese poco turistico proprio per la situazione di instabilità che regna ancora nella regione.
Percorriamo centinaia di chilometri in mezzo al nulla, lo Zimbabwe è simile, almeno per ora, al Limpopo. Solo bushveld. Ogni tanto qualche babbuino che attraversa la carreggiata. Gente ovunque. Camminano a bordo strada per chilometri e chilometri. Bambini, donne e anziani. Arriviamo per pranzo alle Ruins di Tembo.

Le rovine di Tembo in Zimbabwe 2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati
Le rovine di Tembo in Zimbabwe 2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati
Stani fiori in Zimbabwe
Stop for lunch
Stop for lunch
Le rovine di Great Zimbabwe sono il più importante monumento nazionale del paese. Il simbolo nazionale, l'uccello, è l'immagine di una scultura ritrovata in questo sito. Il sito fu dichiarato Patrimonio dell'umanità nel 1986.
Visitiamo le rovine completamente in circa tre ore, ovviamente dopo aver pranzato. Non le trovo molto interessanti ma la cosa sorprendente di quest’anno è che capisco quasi tutto: anche se la guida giornaliera parla un pessimo inglese e con un forte accento africano.
Ripartiamo e proprio quando mi rassegno all'idea di campeggiare anche stanotte, eccoci arrivati al Inn Great Zimbabwe Lodge. Certo il comfort non è di casa ma è pur sempre meglio della tenda! E la doccia è calda…
Mi faccio illustrare dal cameriere domandando dove siamo ubicati esattamente: siamo vicino a Masingo, nei pressi del lago Kyle, nome di origine scozzese. Siamo quasi nel cuore dello Zimbabwe.
Dopo cena ci troviamo per bere qualcosa tutti insieme fuori dal lodge di Takalani. Mi mettono
in mano una lattina di birra riempita con dello sherry…e vai iniziano le festicciole come l'anno scorso!

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mercoledì 4 febbraio 2009

Ritorno in Africa!!

Dopo l’interminabile viaggio per arrivare fino a Johannesburg (voli cancellati dovuti ad una forte nevicata e sballottata per vari aeroporti internazionali), posso finalmente cominciare, o ricominciare, a raccontarvi il mio RITORNO IN AFRICA!!

Non è nemmeno sorto il sole. Sembra ripetersi lo stesso inizio dell'anno scorso, con sveglia e partenza all’alba. Oggi viaggio prettamente di trasferimento verso il Limpopo.
Conosco già le mie guide, sono le stesse che ho incontrato l’anno scorso a Cape Town. C’è il ragazzo nero Takalani e la ragazza bianca, che di nome fa proprio Bianca. I miei compagni di viaggio sono invece 4 danesi: una coppia di fidanzati di nome Simone e Mette e altri 2 ragazzi, Lasse e Kasper.
Siamo anche quest’anno un gruppo esiguo e giovane.

da sx: Takalani, Matte, Simone, Lasse e Bianca
Kasper



Ci fermiamo per pranzo a Polowane in un centro commerciale dove mangio, cambio i soldi e faccio scorta di acqua e cibarie varie per i prossimi sette giorni che passeremo interamente in Zimbabwe. Campeggiamo nel bushveld in un apposito spazio della Drifters. Takalani ci mostra come utilizzare tutta l’attrezzatura, tenda compresa. É una vera impresa, so già che a fine tour avrò i calli alle mani. Faccio una spartana doccia e poi ceno con spaghetti ed insalata. Dopo cena Bianca ci illustra il programma di questo mese di viaggio che, a dire la verità, un po’ mi  preoccupa. Ci spiega che le notti più pericolose saranno quelle in cui campeggeremo sulle sponde dello Zambesi River e nel Ngorongoro. Dopodiché tutti a nanna perchè anche domani bisogna svegliarsi presto.


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domenica 11 maggio 2008

SalsaNat party a Istanbul

A casa di Edo dormiamo come i profughi, cioè in 4 in un letto matrimoniale. E come facciamo a starci tutti? Semplice al posto di dormire in verticale come farebbe la gente comune noi ci disponiamo in orizzontale. Ovviamente a me capita il posto dove c’è la divisione dei materassi quindi dormo 2 giorni con la schiena avvallata. 
E molto peggio, dormo vicino ad Ale che russa e si dimena come un dannato... ad eccezione della fatidica notte del festino quando da vero padrone di casa Edo gli cede il letto...
...Sembrava obbligatorio e di rito fare la foto con Ale, quasi fosse un’attrazione turistica. Questo è una delle vaghe reminescenze che ho della festa chiamata SalsaNat Party. Qualcuno mi dice che io non sono stata tanto meglio di Ale, almeno nei danni...Ma io proprio non rammento...o preferisco dimenticare :-)

Non posso dimenticare invece di citare l’eroe di questo viaggio, perché come in tutti i viaggi che si rispettino non può mancare! Penso che dopo queste righe mi denuncerà per diffamazione ma non posso proprio farne a meno perché gli episodi erano davvero esilaranti.
Lui è Pitch, colui che sa tutto e conosce tutti a Istanbul. Talmente bravo e coraggioso che al momento di prendere il taxi con me ed Elena quasi manda davanti una di noi....O lo ha fatto? Non ricordo...Eravamo imbottigliati nel traffico e il taxametro saliva. Io ed Elena volevamo scendere e fare a piedi il piccolo tragitto che ci separava dalla meta ma lui, l’uomo codardo, oltre che non saper una parola di turco (viveva lì da mesi) valutava come pericolosissima una zona di Istanbul centrale e piena di gente, dove giravano da soli anche i bambini!

Un altro memorabile taxi l'abbiamo preso per andare a fare una passeggiata sul Bosforo. Un taxi in 6, compreso l’autista. Beh questo non è proprio fuori dal normale direte voi, ma il fatto che il tassista avesse il sedile anteriore completamente sfondato e guidava praticamente sdraiato a discapito di Ale, quello si che ci ha fatto sbellicare dalle risate. Ho perso 10 kg per la paura però...

Aya Sophia
Il bazar delle spezie
Il Bosforo visto dal palazzo Topkapi
Piazza Taksim


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Festa SalsaNat Party
la colazione del giorno dopo


sabato 22 settembre 2007

Fuga da Djerba

Questo è il primo viaggio che faccio da sola. Ma proprio sola! Il momento più brutto per una persona che viaggia da sola è l'ora dei pasti. Gli altri ti guardano come se fossi una scema, alcuni ti compatiscono, altri sono incuriositi e vorrebbero sapere per quale strano motivo ti ritrovi a fare le tue vacanze senza nessuno accanto. È strano come per gli italiani (o per lo meno per tanti di essi), viaggiare soli sia ancora un tabù. Io l'ho fatto, sono stata benissimo, mi sono divertita tantissimo e sopratutto....non sono stata quasi mai SOLA. Incredibile vero? Ed ho scoperto quanto è bello non avere intorno nessuno che interferisce con le tue scelte e non subisce i tuoi sbalzi d'umore.
A dire la verità il viaggio era uno di quelli semi-organizzati. Ho ritenuto preferibile avere un piccolo appoggio per affrontare, come prima volta, questo tipo di esperienza. Ho trovato un pacchetto volo-villaggio-trasporto tutto incluso anche se dopo 3 giorni sono fuggiata dal villaggio... Costo totale sui 680 euro.
Ma andiamo con ordine.

Aspettando l'alba nel Sahara

Quando atterro all'aeroporto di Djerba vengo subito messa su un bus che mi accompagna al villaggio dove soggiorno. Li mi viene assegnata la stanza che è carina ma con un bagno strano: ha il WC separato da doccia e lavandino.
Conosco subito la consulente dell'agenzia viaggi in loco, una ragazza molto gentile che spesso mi invita a mangiare con lei, giusto per non rimanere entrambe sole.
I primi 2 giorni trascorrono lenti e monotoni fino a quando non conosco delle ragazze della provincia di Milano davvero divertenti. Una in particolare, detta Chanel, che ricorderò per la sua esuberanza e simpatia.
Il primo contatto con le ragazze avviene in occasione di una gita a Houmt Souk, la "capitale" dell'isola di Djerba. Appena scendo dal bus e faccio i primi 200 metri vengo letteralmente presa d'assalto da tunisini che vogliono vendermi qualsiasi cosa, alcuni sono anche inopportuni vedendo una ragazza sola. Allora appena vedo Chanel e la sua amica mi avvicino frettolosamente e le chiedo se posso aggregarmi a loro per questa escursione, spiegando l'evidente motivo. Da qui diventeremo praticamente inseparabili, per lo meno fino al momento in cui decido di fuggire da Djerba.
L'escursione di mezza giornata comprende anche il Museo di arte contemporanea e la sinagoga di El Ghriba. Entrambe meritevoli.
Passo con le ragazze delle piacevoli serate, risate a crepapelle, momenti felici. Pian piano al gruppo si aggiungono altre persone, le nostre risate sono contagiose e invogliano la gente ad unirsi a noi! Una tra le tante, Raffaella, donnona bresciana rude ma dal cuore tenero, e poi anche Maurizio e Stefania, una coppia di Torino.


Il Museo di Arte Contemporanea di Djerba
La sinagoga El Ghriba di Djerba


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Con questi ultimi decido di partire per un tour di 3 giorni nell'entroterra tunisino fino ad arrivare alle porte del Sahara. A noi si unisce anche un'altra coppia. La nostra guida è un uomo veramente affascinante, con la pelle bruciata dal sole che lo fa apparire più vecchio di quanto in realtà sia. Non ricordo il nome ma lo chiamerò Richard (per la somiglianza a Gere).
Richard è davvero una guida formidabile, sensibile e attenta. Ci spiega molte tradizioni arabe, sfatando false leggende metropolitane sulla religione islamica.
Il primo giorno visitiamo la città di Medenine con i suoi granai, l'entroterra con altri vecchi granai ora adibiti a rurali hotel e il villaggio di Zamour. Nel tardo pomeriggio arriviamo in un'oasi alle porte del Sahara dove facciamo il bagno in una pozza di acqua solfurea, facciamo i fanghi, passeggiamo a dorso di cammelli, compriamo rose del deserto, dormiamo in una tenda beduina. Ripartiamo il giorno dopo in direzione di Matmata dove visitiamo le case dei berberi, che furono costruite sottoterra per sfuggire alla vista, e al conseguente attacco, da parte dei cristiani. Entriamo nelle loro case, ci offrono the di menta e biscotti fatti in casa. Giochiamo con i loro bimbi e i loro gatti, siamo umili e felici. Passiamo per paesini sperduti dei quali non ricordo il nome, ci fermiamo in mercati improvvisati e tornando sull'isola di Djerba ci fermiamo a visitare la moschea.

I granai di Medenine.
2007 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati
Pensieri del Sahara
Le case berbere di Matmata.
2007 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati

Il resto della vacanza (2 giorni) li passo ancora nel villaggio anche se a dire la verità non c'è mai stato un momento di noia. La sera uscivamo per andare in qualche locale a fumare narghilè, bere thè di menta e divertirci insieme.
Per quanto riguarda Djerba devo dire che, a parte qualche bar al di fuori del villaggio, c'è molto poco da fare o vedere. Il mare l'ho trovato sporco, e non per un giorno, bensì per tutta la durata della vacanza. Rimanevamo sempre in piscina.
Se andate a Djerba appositamente per il mare mi sento di consigliarvi di scegliere un'altra località, come meta balneare non mi ha entusiasmato per nulla. Per fortuna ho conosciuto persone simpatiche e divertenti che hanno fatto passare in secondo piano il luogo (a parte ovviamente il tour nel deserto e dintorni).


Parte del gruppo: Raffaella, Dolores, io, Maurizio, Chanel e Stefania


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sabato 9 dicembre 2006

Ubriachi a Madrid

È tardissimo non ce la farò mai a prendere l’aereo.
Giorgio e Romina sono già all’imbarco e mi aspettano con trepidazione. Arrivo tutta trafelata. Lascio di fretta Markus in aeroporto mi fiondo sui miei amici. Arriviamo a Madrid e raggiungiamo il nostro hotel. Giorgio è un uomo di classe e come tale sceglie un bell’hotel, un po’ distante dal centro ma bello e caro.
Arriviamo in camera, una matrimoniale con l’aggiunta del terzo letto. È il momento della scelta dei letti e non  capisco però perché a me debba sempre capitare il peggiore!!!! I due furbetti si accaparrano il matrimoniale e cedono a me il singolo che diventa un vero lerciume dopo aver mangiato, fumato, appoggiato borse e giacche precedentemente strusciate in strada.

Un pomeriggio incontriamo Elena e Giuseppe che si trovano anche loro qua a Madrid. Elena conosce bene la sua città paterna e ci porta in un posto dove si mangia uno “jambon” delizioso e si beve anche ottimo vino "tinto". Il risultato è devastante: sono più o meno le 2 del pomeriggio e siamo già ubriachi!
Io e Romi non contente ci cimentiamo in uno shopping frenetico: lei compra una felpa in ciniglia tutta colorata a strisce con tanto di cappello a gnomo: sembra una di quelle che si mettono i punk a bestia (ndr. infatti non gliel'ho mai vista indossare). Io compro una maglia fucsia! e pure bucata!
Per finire non posso dimenticare di citare l’indimenticabile ora passata allo Starbucks. Eravamo li seduti sul bancone, rivolti verso la vetrina. Quando la gente passava cacciavamo fuori lingua, mani, facevamo smorfie... C’era chi reagiva bene ed era divertito come noi, c’era chi si spaventava, chi ci mandava a quel paese...divertentissimo, soprattutto nelle nostre pietose condizioni.
Ovviamente ci siamo dedicati anche alla cultura, abbiamo visitato ehmm....non ricordo, il Palazzo Reale? potrebbe essere? :)
Di sicuro ricordo che abbiamo mangiato in un ottimo ristorante messicano, dove al solito mi sono riempita fino allo sfinimento! Bellissimo week end natalizio!