giovedì 25 marzo 2010

Amman e i castelli del deserto

Il lungo trasferimento per Amman prevede delle fermate in luoghi significativi sparsi qua e là nel centro della Giordania.
Attraversiamo l'immenso Wadi Mujib, un parco naturale unico nel suo genere, poiché si trova a 400 metri al di sotto del livello del mare. Una profonda gola spacca in due la roccia arenaria attraversata da un fiume, per arrivare a Kerak dove sorge un'antica fortezza.
Tappa successiva, il Monte Nebo, uno dei più importanti siti cristiani in Giordania. Reso importante anche perchè nel marzo del 2000 Papa Giovanna Paolo II pellegrinò proprio qui in Terrasanta.
E Finalmente Amman, la capitale della Giordania. Cittadina sorprendentemente tranquilla in termini di sicurezza e comunque piacevole da girare anche a piedi. Visitiamo il Teatro Romano e la Cittadella, dopodichè ognuno è libero di andare dove vuole. Noi andiamo a prendere un thè in un locale: io, Raffaella e Carla eravamo letteralmente scrutate da capo a piedi. Qui è proprio inusuale (e probabilmente anche di cattivo costume) che delle donne vadano al bar mescolandosi tra gli uomini! Il proprietario del locale ci ha pertanto fatto accomodare sulla terrazza del palazzo lontani da tutta la gente locale. Trovo un bel regalo da portare a Seba ma destino vuole che lo dimentico sul taxi mentre andavamo a cena. Momenti di panico quando, finita la cena, prendiamo un altro taxi ma questo non capisce proprio dove si trovi il nostro hotel: si stava quasi arrabbiando e credevo proprio che ci avrebbe fatto scendere e mollato in strada improvvisamente.

Amman
2010 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati
Amman, la Cittadella
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Wadi Mujib
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Il giorno seguente è dedicato al giro dei Castelli del deserto, due dei quali costruiti nell' VIII secolo dagli Omayyadi nei pressi dell'attuale confine con l'Iraq. I tre castelli sono, in ordine di vicinanza rispetto rispetto ad Amman: il Castello di Kharana, il Qusayr Amra e il Castello del Walid. A dire il vero erano più palazzi che fortezze vere e proprie, poiché gli Omayyadi erano stati in origine mercanti beduini e volevano apparire come "principi del deserto" agli occhi dei beduini. Utilizzavano questi palazzi per dar sfogo alla loro voglia di festeggiare, mangiare e bere talvolta insieme anche a donnine.


Castello di Kharana
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Qusayr Amra
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Jerash: la Roma d'Oriente

Jerash è la seconda meta turistica più visitata della Giordania dopo Petra. L’antica città di Jerash è abitata ininterrottamente da oltre 6.500 anni e visse il suo periodo di massimo splendore sotto il dominio dei Romani. Oggi è una delle città di epoca romana meglio conservate al mondo.
Sepolta per secoli sotto la sabbia, prima di essere riscoperta e restaurata negli ultimi 70 anni, l’antica Gerasa costituisce una splendida testimonianza della grandezza e delle caratteristiche dell’opera di urbanizzazione condotta dai Romani nelle provincie dell’impero in Medio Oriente: strade lastricate, colonnati, templi in cima ad alture, meravigliosi teatri, spaziose piazze pubbliche, bagni termali, fontane e mura interrotte da torri e porte cittadine.
Dedichiamo a Jerash un intero pomeriggio. Entrando subito si incontra l'Arco di Adriano, oltrepassato il quale si trova l'ippodromo dove ogni giorno hanno luogo spettacoli in costumi tradizionali. Poi si arriva al foro ovale e il cardo Massimo. A seguire si trova la via colonnata, il tempio di Giove e molti altri scavi di cui onestamente non ricordo il nome.




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Escursione al Wadi Rum: 33 euri no!

Il Wadi Rum è una meta imprendibile per chi si reca in Giordania, ma venire truffati proprio da chi ti ha venduto la vacanza non ci piace proprio! L'agenzia proponeva infatti 2 ore di escursione in jeep nel deserto per la "modica" cifra di 33 euro a persona, ma io, avendo studiato anticipatamente la guida e letto molte recensioni di altri viaggiatori, ero a conoscenza del fatto che al centro visitatori all'entrata del Wadi Rum proponevano la stessa identica escursione per 35 dinari (circa 35 euro) a jeep!!! E nella jeep ci stanno 6 persone…!! In quattro e quattr'otto raggruppo il numero massimo che ci serve per formare una vettura completa, espongo chiaramente la fregatura dell'agenzia e tutti sono con me! Ci fermiamo alla prima tappa e pensate un po' chi incontriamo? Gli altri componenti del gruppo che, inconsapevoli del prezzo spropositato che sono andati a pagare, hanno scelto di effettuare ugualmente l'escursione. Quando Elias, la nostra guida, ci ha visto scendere da un'altra jeep è sbiancato (è dura sbiancare per un giordano!!) però sotto sotto era fiero/contento di noi che non ci siamo fatti fregare come gli altri... E ovviamente quando tutti hanno saputo il prezzo pagato da noi sono cominciati i malumori...Svegliatevi gente, svegliatevi!!!

Wadi Rum
2010 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati
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Wadi Rum
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martedì 23 marzo 2010

Petra: splendore di Giordania

Quando atterriamo ad Aqaba ci sono almeno 25°, si sta bene e sono felice di trascorrere questa piccola vacanza con dei nuovi amici: Raffaella e Dario. Ci sistemiamo nella tripla di un anonimo hotel 3 stelle e usciamo subito a cercare un posticino tipico e tranquillo per pranzare poi ci spostiamo sul lungomare per fare una passeggiata ed iniziare a conoscere gli usi e costumi del posto.

Il giorno seguente inizia il nostro viaggio itinerante per le mete più conosciute e classiche della Giordania.
Petra, un luogo magico e incantato, difficile capire come possano aver fatto a creare un così immenso splendore. Il sito è molto vasto, ci vogliono almeno 2 giorni pieni per visitarlo con calma. Noi lo abbiamo ammirato in una sola giornata e senza calma. Oggi abbiamo camminato per 16 km... abbiamo, hanno camminato! Purtroppo non avendo le calzature adatte mi vedo costretta, dopo pranzo, a noleggiare un asinello con padrone per farmi portare in cima al monte per ammirare il famigerato Monastero. 832 scalini, non avrei mai potuto compiere tale impresa nemmeno se avessi avuto gli scarponcini da montagna. L'asinello ha lavorato anche per me! Non sembrava stanco, di solito è abituato a portare 100/150 kg di pure donne americane imbottite di McDonald quindi quando ha visto me sicuramente ha tirato un sospiro di sollievo...e non pensate che io non abbia fatto fatica! Ho fatto un faticoso lavoro di braccia per cercare di non cadere dal ciuchino... Sono stata addirittura doppiata da Franco, detto il capocordata, 70enne superattivo...anche troppo!

il Tesoro di Petra
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il Monastero di Petra
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il canyon di Petra
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il teatro romano
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Ecco il video del mio viaggio in Giordania nel marzo 2010.
Il video è visibile anche direttamente su youtube a questo link
https://www.youtube.com/watch?v=QWZcw-qO6HI


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mercoledì 4 marzo 2009

Verso la fine: in Kenia

3 marzo 2009, Kembo
Sveglia molto presto, che novità! Smonto tenda e faccio colazione, come nella prassi quotidiana. Sono gesti che ormai mi vengono automatici. Oggi altra giornata di trasferimento verso il Kenya, ormai non abbiamo più mete da raggiungere se non la destinazione finale: Nairobi.
Alla dogana con il Kenya George mi fa scrivere “holiday” sul foglio per il visto, così devo pagare 50 dollari al posto di 20. Sono nera, cerco di ribattere con il doganiere ma lui dice che non può strappare il visto sul passaporto per farmene un altro e che è un mio errore. Io gli faccio notare che ho scritto “transit visa for 2 days” sul foglio di richiesta ma lui non ne vuole sapere: lo mando a cagare in italiano e me ne vado arrabbiatissima.
Ci fermiamo in una pulciosissima e inquinata città per cambiare un po’ di soldi. Sto ancora pensando all’episodio del visto e quindi vedo ancora tutto nero.
Due cose mi rimangono impresse oggi. Quando ci siamo fermati per pranzo in una stazione di benzina un bimbo si avvicina al track. Ha una faccia triste, un muso lungo, ma ormai non è una novità dopo un mese in Africa. Lui però è più triste degli altri. Ovviamente è sporco e anche scalzo. Ogni tanto accenna alle guide un timido “Give me…” che non se lo filano di striscio. Io non potrei dargli niente ma quando stiamo per ripartire gli porgo dal finestrino un pacchetto di patatine. Il muso lungo se ne va e lascia spazio a un grande sorriso. Subito si abbuffa sulle patatine.
Nel pomeriggio vedo una donna che cammina a margine strada completamente nuda! Urla e si dimena come una matta: chissà cosa le è accaduto?
Sono le 17.00 quando arriviamo al Kembo camp site. Non è male ma aleggia una puzza di feccia. C’è un bimbo piccolo piccolo, Tanzan, avrà circa un anno, è bianco. Gattona e gioca con un alano ed è strano vedere che la sua mamma non preoccuparsi dell’igiene del bimbo.
A proposito di cose strane, in Africa è normale vedere due uomini o due ragazzi che vanno in giro mano per mano: da noi sarebbero considerati gay. Ed è anche normale vedere bimbi di 4 o 5 anni al massimo che vanno a scuola da soli, ovviamente a piedi per chilometri e chilometri. Ed è strano anche che gli africani si lamentino della loro vita misera: in tutti i paesi che ho attraversato in un mese ho visto tantissimi uomini e ragazzi bighellonare tutto il giorno, tra una partita a biliardo ed una pennichella sotto ad un baobab. Poi si lamentano che sono poveri…
Comunque passo la serata al bar tranquilla, vorrei giocare ancora un po’ con Tanzan (che nome da africano) ma è già andato a nanna. C’è ancora in giro l'alano che sta attaccato a un bassotto e non lo molla un attimo. È tenerissimo vederlo così gigante e così bistrattato da un cane mignon!

4 marzo 2009, Nairobi
Nairobi non è molto distante da qui, saranno circa 200 chilometri così ce la prendiamo con calma, almeno per una volta.
Talmente con calma che siamo costretti a mangiare presto, prima di arrivare a destinazione in città dove non ci sarebbe più possibile farlo. Ci fermiamo così in un punto panoramico della Rift Valley. Fa freddo, ora capisco perché qui girano tutti in giacca a vento!
 
Nairobi




E poi finalmente Nairobi! Non perché avessi particolare premura a vedere la città. Perché è l’ultima tappa, l’ultimo giorno qui in Africa e dopo cinque settimane da sola, comincio ad accusare i primi affanni. Quando vedo l'hotel sono contentissima. Finalmente una sistemazione decente, anzi direi più che discreta, camere pulite, piscina e internet point…
Mi sollazzo in piscina e poi mi preparo per uscire a cena. Nel frattempo arrivano le t-shirt del tour: che delusione! A parte che avevo ordinato una small rossa e mi è arrivata una medium nera, ma poi è fatta davvero male. Il percorso non è esatto ci sono paesi come la Namibia e il Botswana che non abbiamo visitato. É stata fatta in fretta, è tutta sbavata. Mi arrabbio un po’ per questa ennesima fregatura e dico a Takalani che qui vige un “fucking african system”.
Andiamo a cena in un ristorante locale non molto lontano dall’hotel, si può anche giocare a biliardo nell’attesa delle portate. Attesa appunto, perché ho aspettato più di un’ora per avere un misero hamburger con patatine: “Relax, this is african time” mi dicono! Ok sono in vacanza è vero, non dovrei mettere da parte lo stress e la fratta che caraterizzano gran parte della mia vita, ma io ho fame!
Poco dopo cena ce ne torniamo in hotel. Saluto George e lo ringrazio. Takalani passa in camera mia per ritirare il questionario della Drifters e con quello gli lascio anche tutto ciò che sono riuscita a raccimolare dalle banconote che ho avanzato nei vari paesi. Ci aggiungo anche 2 dollari. Non è molto ma è tutto quello che mi è rimasto per la sua mancia. Mi scuso per questo e lui gentilmente mi dice di non preoccuparmi e che la cosa più importante per lui è il suo lavoro. Poi aggiunge che nessuno gli ha dato niente! Nessuno!?!? Mamma mia quanto mi dispiace, avrebbe dovuto prendere per un viaggio simile almeno 500 dollari di mancia… e invece siamo rimasti tutti al verde. Comunque Takalani mi sembra affranto o forse è solo distrutto dalla stanchezza. Lo abbraccio e lo ringrazio tanto per il suo prezioso aiuto.

5 marzo 2009                                                        
Mi sveglio nella mia camera, niente tenda, niente animali, mi sembra tutto così strano. Vorrei dormire di più ma non ce la faccio, ormai ho preso i ritmi africani. Faccio colazione, cercando di mangiare il più possibile perché sto per finire i soldi e non sono sicura di riuscire a mangiare anche a mezzogiorno. La colazione anche se buona non è abbondantissima. Ritorno in camera, mi rilasso, faccio una doccia, preparo i bagagli e lascio la stanza. Poi però non ce la faccio a resistere senza a mangiare, ho troppa fame! Così decido di usare la carta di credito vado a spizzicare qualcosa al ristorante. Spizzicare…ho mangiato fino allo scoppio!
Appena finito il pranzo sento parlare in italiano: è una signora, Paola, 52 anni, toscana, vive qui da 14 anni e lavora in questo hotel come consulente gastronomica. Ha vissuto anche a Sondrio, in via Scarpatetti... I casi della vita!
É simpatica, alla buona, un po’ egocentrica e secondo me, qualche balla l’ha sparata. Dice che qui in Kenya è famosa per il suo lavoro e che tutti la cercano. Dice di aver ricevuto riconoscimenti anche da Palazzo Chigi per aver portato la cucina italiana nel mondo. Sarà ma se è così tanto richiesta come si decanta, perché lavora in questo hotel? Certo è carino, ma non è di certo un 5 stelle lusso… Comunque non mi interessa anche se mi dice bugie, mi è simpatica ugualmente e passo una buona oretta in sua compagnia.
In seguito vado a controllare la mia posta in internet, mi assicuro che il volo non sia stato cancellato. Nella schermata non appare ancora niente ma ho visto che quello per Londra di stamattina è stato eliminato: speriamo che non si ripeta la stessa trafila dell’anno scorso!
Alle 19.20, puntuale come uno svizzero, arriva a prendermi l’autista dell'agenzia dove ho prenotato il transfer. Il traffico di Nairobi è pazzesco, vince il più forte, questa è la regola!

Giungo in aeroporto tranquilla, il volo c’è ed è in orario. Passo ben tre controlli doganali in cui nell’ultimo mi viene saccheggiata tutta la borsa contenente l’apparecchiatura fotografica. Il tipo sembra non aver mai visto una fotocamera digitale. La pende, la gira e rigira, la scruta. Mi fa anche accendere la videocamera e poi si mette a leggere il frasario di italiano–inglese.   
E poi finalmente il decollo. Dormo per sei ore di fila. L'Africa pesa.

Il tour overland Transafricana con la compagnia Drifters (www.drifters.co.za) è costato in totale ca. 2300 euro compreso volo ma tenete conto che per il solo volo ho ottenuto un forte sconto da un cliente. Ad oggi sò che questo tour con questa compagnia non è più fattibile.

sabato 28 febbraio 2009

l'Africa dei safari: il Ngorongoro e il Serengeti

27 febbraio 2009, Arusha
Sveglia alle 5.00: Io odio svegliarmi alle 5! Comincio a sentire il peso del ritmo di questo viaggio. E di certo quel maledetto cane che ha ululato e abbaiato per tutta la notte non mi ha aiutato.
Vedo per la prima volta la nebbia anche in Africa: un chilometro di banco fittissimo e poi svanisce tutt’un tratto. Incredibile!

Serengeti National Park.
2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati

É dal Malawi che viaggiamo in concomitanza di altri gruppi overland quali i Nomads, i Dragoman, gli Intrepid. É un continuo superarsi per poi ritrovarsi nei punti più suggestivi di questo classico percorso, quale appunto Zanzibar.
La strada per Arusha è lunga, 10 ore abbondanti sempre attenti ai bus che viaggiano a velocità assurda e superano anche nei centri abitati. Non è raro trovare a bordo strada, in qualche fosso, veicoli rovesciati. Oggi ne ho visti due, un camion e un bus, freschi freschi di incidente.
Quando ci fermiamo per il pranzo, ovviamente lungo la strada, un ragazzo scende letteralmente al volo dal bus e si mette al nostro fianco, sotto ad un baobab, chiedendo qualcosa da mangiare. Quando tutti abbiamo finito Takalani prende gli avanzi, pomodori, insalata, cetrioli, pane, li sbatte tutti insieme in una busta di plastica e la porge a sto povero cristo che inizia ad abbuffarsi come un animale. Mi fa quasi pena, ma quando pretende anche una coca cola da bere avrei voglia di mandarlo a quel paese e riprendergli i viveri donati: mi domando perché quando gli si porge una mano cercano sempre di approfittarsene o di fregarti!
Fresca, verde e ricca di vegetazione, Arusha è una delle città tanzaniane più sviluppate e con un ritmo di crescita vertiginoso. Arusha è anche la porta d’accesso all’area protetta del Serengeti e ad altri parchi settentrionali. Questo centro turistico di primaria importanza è dunque anche la “capitale” tanzaniana dei safari. Intorno ad Arusha si estendono piantagioni di caffè, frumento e granoturco.
Nel tardo pomeriggio arriviamo al Masai Camp Site che ha un bel bar-ristorante. Ho una piccola discussione con Takalani perché vuole farmi cucinare stasera. Non era nei patti, il mio compito è quello di lavare ma oggi non è nemmeno il mio turno.
Dopo una piccola sosta al bar me ne vado a dormire, per me è già tardi ma la musica del locale (Madonna e Mickeal Jackson vanno alla grande qui) mi mette qualche difficoltà ad addormentarmi.


28 febbraio 2009                               
Lasciamo il camp site per andare in città dove facciamo una capatina all’internt point: quella stronza mi chiede 7500 scellini per mezz’ora! Fiuto la fregatura e allora aspetto Kasper e Lasse per vedere quanto spenna a loro. Stessa cifra ma a me sembra comunque eccessivo e lo dico alle due guide. Loro si arrabbiano ed entrano nel negozio a protestare. La furba invece di 750 scellini ce ne voleva fregare 7500! Ben 10 volte tanto! “Ok cercare di fregare il turista ma tu sei proprio stronza” ho pensato! Quando mi faccio ridare indietro i miei soldi mi fa pure un mezzo sorriso, io la guardo incagnita scuotendo la testa in segno di disprezzo: disonesta!
Andiamo poi al Curio Market, altra trappola per turisti dove porto via un paio di orecchini e dei porta bicchieri a prezzi davvero ridicoli. Poi spesa, pranzo e si riparte in direzione Ngorongoro.
Ci fermiamo un’oretta in un campeggio perché dobbiamo entrare nell’area del Ngorongoro non prima delle 18.00 in modo che il nostro pass, che dura 24 ore, sia valido anche domani.
Quando entriamo nella Conservation Area godiamo di una spettacolare vista sul cratere: verde e blu sono i colori predominanti. Vediamo decine di bufali, elefanti proprio vicino al Simba A, il camp site pubblico dove dormiremo stanotte. Fa molto freddo e dopo cena si aggirano tra le tende un paio di iene. Io decido che stanotte dormo sul track.

il Curio Market di Arusha
2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati
il cratere del Ngorongoro
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1° marzo 2009                                            
Ore 5.00 sveglia. Sveglia? Perché chi ha dormito?!?!?! Ho sentito per tutta la notte animali aggirarsi attorno al truck, alcuni anche scuoterlo per trovare del cibo dalla cucina sottostante. Io, l'impavida, non ho nemmeno avuto il coraggio di muovere un muscolo, non ho mai saputo quale sia stato l’animale che mi ha tormentato così a lungo. S’ipotizza fosse qualche facocero o bufalo. Anche il freddo ha fatto la sua buona parte. Comunque ne è valsa la pena, il brivido di passare una notte nel Ngorongoro è travolgente, l’adrenalina sale a mille. Il cratere vulcanico si trova a 2200 metri sul livello del mare, misura oltre 16 chilometri di diametro e occupa in totale un'area di circa 265 km². Si tratta della più grande caldera intatta del mondo.
 Sulla corona del cratere corre un'unica strada. Ci sono quattro vie che collegano la corona con l'interno del cratere; il percorso richiede circa 30 minuti in fuoristrada. Grazie alla buona piovosità, agli stagni e ai piccoli laghi e torrenti interni, alla nebbia notturna che circonda e alimenta le foreste dei pendii del vecchio vulcano, la zona è divenuta un vero e proprio ecosistema. La savana occupa la zona più interna del cratere, alternandosi a tratti di palude, macchie di acacia e zone aride semi-desertiche; al centro del cratere si trova un lago. Nel cratere la concentrazione di fauna è impressionante: si calcola che sia abitato da oltre 25000 animali di grossa taglia. L'immagine più tipica è probabilmente quella degli enormi branchi di zebre e gnu, ma nel cratere abita la gran parte delle specie tipiche della savana: elefanti, leoni, bufali, iene, sciacalli, ippopotami, babbuini, nonché alcune razze piuttsto rare di rinoceronti bianchi, ultimi superstiti di una specie che nel resto della Tanzania è minacciata dall'estinzione.
 Innumerevoli le specie di uccelli attratte dalla riserva, che con i suoi numerosi specchi d'acqua, costituisce un richiamo per la fauna migratrice: tra essi meritano una segnalazione particolare i fenicotteri, che qui costituiscono una delle colonie più numerose di tutta l'Africa. Assenti le giraffe e gli impala. Le locali tribù Masai hanno il diritto di pascolo in questa zona e può capitare di incontrarle con il loro bestiame.
Entriamo nel cratere che albeggia. Avvistiamo subito una gran quantità di animali. Oltre ai soliti bufali, facoceri, giraffe, zebre, elefanti, sono riuscita a vedere iene, sciacalli, fenicotteri, stock e altri uccelli particolari, ippopotami da vicinissimo e…niente meno che ben sei leoni! Quattro femmine e due maschi. Che emozione! Le prime tre femmine le avvistiamo da lontano e con la jeep le pediniamo cercando di non perderne le tracce. Ci vengono incontro e ci attraversano la strada. Una si accuccia proprio a bordo pista, ci volge la schiena e ogni tanto si gira verso di noi: sembra che si sia messa lì, in posa proprio per farsi ammirare. Un’altra leonessa è seduta nell’erba, si guarda in giro. Poco più in là i due leoni maschi sonnecchiano e sbadigliano. La vera africa.

i Masai
Cratere del Ngorongoro
2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati
Cratere del Ngorongoro
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Cratere del Ngorongoro
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Torniamo al camp site dove pranziamo e ripartiamo in direzione Serengeti.
Il Parco Nazionale del Serengeti è il luogo dove il mistero e il fascino dell’Africa si manifestano con immane potenza e dove si possono toccare con mano la bellezza e il ritmo della natura come raramente accade altrove. Nelle sue sterminate pianure prive di alberi si rinnova in continuazione uno dei cicli naturali più imponenti del pianeta: gli impressionanti movimenti migratori che si verificano ogni anno alla costante ricerca di nuovi pascoli.
Il Serengeti è famoso anche per i predatori che ospita, in particolare i leoni. Noi purtroppo non avvistiamo alcun animale ad eccezione delle solite antilopi.
Il pomeriggio si fa più interessante quando dalla vegetazione George, non so come abbia fatto, è riuscito a scovare un leopardo che dormiva su un albero distante una ventina di metri. Non si vedeva benissimo a occhio nudo perché si mimetizzava alla perfezione con il colore della vegetazione, inoltre era girato di schiena. Sono riuscita a vederlo solo cono lo zoom ma è stato fantastico lo stesso. Ora posso dirmi soddisfatta, ho visto tutti i 5 Big Five.
In prima serata arriviamo in uno spiazzo adibito a camp site. Non siamo soli, con noi altri truck. Ho lo stesso problema per la paura degli animali come la notte scorsa e devo valutare bene se far dormire con me Takalani oppure no.

Riuscite a vedere il leopardo nel riquadro rosso?

2 marzo 2009                                           
Alla fine decido di far dormire con me Takalani: mai scelta più sbagliata! Russava da far paura. E in più non c’era nessun animale che si aggirava nei paraggi! Durante il game safari ci impantaniamo con il truck. Sembra un film: noi in panne in mezzo alla savana con la probabilità che ci siano leoni o altri animali pericolosi pronti ad attaccarci. Il truck rischia anche di ribaltarsi e sembra che non ci siano molte speranze per uscire da questa difficile situazione. Dopo estenuanti e continui spalamenti e spinte, circa un’ora più tardi, riusciamo a portare il track sulla giusta via e riprendiamo la strada verso il campeggio. Un game inutile, ho visto solo un serval. In compenso ho fatto foto eccezionali all’alba.

Serengeti National Park
2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati


Serengeti National Park
2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati

Dopo aver percorso il Wester Corridor e visto centinaia di gnu, decine di zebre e giraffe e tanti altri animali, usciamo ufficialmente dal Serengeti Nationalpark. Non pranziamo perché abbiamo fatto un misero brunch dopo il safari. Non mi va giù questa storia, ho fame e colazione e pranzo ci sono dovuti perché inclusi nel prezzo. Lo faccio notare a Takalani. Sono molto seccata oltre che affamata: ho pagato per questo viaggio e comincio a essere stanca di dormire in posti pulciosi e mangiare male. Lui per cercare di recuperare un po’ la situazione ci compra delle banane al primo paese che incontriamo.
Nel pomriggio arriviamo a Musoma, sul Lago Vittoria. Non so perché  tutti dicono che questo posto sia eccezionale. A me non dice nulla, non si può nemmeno fare il bagno perché l’acqua è infestata dalla bilarzosi e puzza. Mi faccio finalmente una doccia dopo due giorni…. Ceniamo con pesce e patate e poi me ne vado a letto. A quanto ho capito questa sarà l'ultima notte di tenda: finalmente!


Continua a leggere... Il racconto di viaggio prosegue nel prossimo post!



martedì 24 febbraio 2009

Il paradiso si chiama Zanzibar

Un taxi collettivo ci porta al ferry di Dar per prendere il traghetto per Zanzibar. Takalani si ostina a starmi vicino, sono al limite della sopportazione. Appena aprono l’accesso all’esterno mi ci precipito con la voglia di prendere un po’ d’aria fresca. Due ore abbondanti ci portano a Stone Town, dove alloggiamo al Flamingo Guesthouse, che proprio non è il massimo ma è pulito e poi ci stiamo solo per una notte. Ci sono almeno 45° C, così mi dice la nuova guida locale. Sto morendo, non ho mai sofferto così tanto il caldo. Visitiamo la Chiesa Anglicana con l’annesso mercato degli schivai, dove tenevano in piccole e buie celle almeno 50 persone.
In seguito facciamo un giro per la città vecchia. La città sorge su una penisola triangolare sulla costa occidentale dell'isola ed è caratterizzata da un labirinto di vicoli ricchi di case, negozi, bazar e moschee. Ci si sposta a piedi, in bicicletta o in moto; le automobili sono inutilizzabili nella maggior parte delle vie interne, troppo strette. È tutto fatiscente ma mi attrae molto. Incontro tantissimi italiani. È un posto pieno di negozietti per turisti che vendono tutti le stesse cose.

Stone Town
2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati
Stone Town
2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati
Stone Town
2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati



Le “two ladies” si sono presentati nella hall dell’albergo a torso nudo e si sono stupiti tanto quando Angem gli ha chiesto di mettersi una maglietta: ma non sanno che si trovano in un paese musulmano?
Ci concediamo un aperitivo, siamo tutti al Africa House a chiacchierare e rilassarci sulla terrazza. L’ambiente è ideale per guardare il sole che va a morire nel mare.
Per cena ci spostiamo ai giardini sottostanti dove ci sono decine di venditori ambulanti che vendono dal pesce alla carne, dalla pizza alle patatine. Prendo 2 spiedini di gamberoni e patatine: tutto ottimo.
Siamo tutti stanchi e dopo una piccola bevuta sempre all’africa House ce ne torniamo tutti nei nostri loculi.

23 febbraio 2009                                        
La sveglia è libera ma mi alzo lo stesso presto. Il caldo soffocante di questa notte non mi ha fatto chiudere occhio. Avevo persino paura ad attivare la ventola perché mi sembrava che rimanesse attaccata al soffitto per grazia di Dio e quindi l’ho accesa solo verso le 6 di mattina quando ero comunque più vigile. Passiamo la mattinata tra il mercato del pesce di Stone Town e il tour delle spezie. É stato interessante assaggiare sapori diversi dai miei usuali e i frutti della vegetazione locale. Purtroppo ha cominciato a diluviare! Ho comprato la “lemon grass” per fare il the, un’erba eccezionale anche se a prezzi proibitivi per il luogo (3 dollari a sacchetto!).

Nel primo pomeriggio arriviamo a Nungwi, al nord dell’isola. In un primo momento quando vedo il mio bungalow mi viene da piangere, quando mi servono al ristornate mi viene da piangere ancora di più. Penso che sia solo il nervosismo che mi prende, lecitamente, in questi giorni. Poi dopo un paio d’ore passa tutto, mi rilasso e tutto mi sembra magnifico.
Questo grande villaggio, annidato tra boschetti di palme all’estremità settentrionale di Zanzibar, è un centro di costruzione dei “dhow” e una delle principali destinazioni turistiche dell’isola. É anche la località dove tradizione e modernità si scontrano con maggiore evidenza. Sulla splendida spiaggia di sabbia bianca i pescatori siedono all’ombra a riparare le reti e i pesci pescati il mattino sono messi a seccare su linde rastrelliere di legno; sotto gli abili colpi di ascia dei carpentieri che costruiscono i dhow, un mestiere vecchio di secoli, le assi rozzamente tagliate tornano lentamente a nuova vita. Tuttavia, se vi allontanate di qualche passo dalla spiaggia entrerete in un mondo completamente diverso, con musica a tutto volume, internet bar, una serie piuttosto eterogenea di guest house l’una vicina all'altra e una decisa atmosfera di festa.
Nel tardo pomeriggio faccio una capatina all’internet point e poi di corsa in spiaggia a fare il bagno. L’acqua azzurra anche se non pulitissima è calda.

Zanzibar, Nungwi
2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati
il "dhow" la tipica imbarcazione di Zanzibar2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati

Alle 20.00 dopo un piccolo aperitivo sotto al patio delle nostre stanze, andiamo a mangiare in un locale sulla spiaggia: che figo non lo avevo mai fatto! Mangio calamari, barracuda e patatine, il tutto non è per niente male. Poi la spiaggia si riempie di gente, sembrano un po’ tutti figli dei fiori, seduti sulla sabbia a guardare il mare che si ritira e le stelle che brillano in cielo. Qualcuno fuma canne, l’odore forte si propaga nell’aria ma nessuno sembra farci troppo caso. A proposito sull’argomento droga: nel pomeriggio Takalani mi prende da parte e mi dice che quando andremo al villaggio mi si avvicinerà gente nel tentativo di vendermi roba. Dice di non comprare assolutamente nulla da loro perché molte volte sono poliziotti in borghese. Dice anche che se avessi mai bisogno di “qualcosina”, non essere timida e chiedere a lui che vedrà se potrà aiutarmi. Wow, ho una guida-pusher!


24 febbraio 2009                                                
Takalani bussa alla mia porta perché devo andare a fare colazione e poi snorkeling. Saluto Bianca che se ne torna a Johannesburg, questo è stato il suo ultimo viaggio da guida turistica, da domani inizierà un nuovo e totalmente diverso lavoro.
Alle 9.00 si parte l’avventurosa giornata di snorkeling che in sé dura più o meno mezz’ora, ma ci tiene impegnati tutto il giorno. Due ore per andare e altre 2 per tornare, più un’oretta di stop per il lunch su una spiaggia deserta mangiando pesce e tonno. All’andata ci siamo imbattuti in una tempesta tropicale che mi ha completamente lavato anche se mi trovavo sotto la tettoia dell’imbarcazione. La barriera corallina è stata abbastanza deludente, quella del Mar Rosso è in assoluto la migliore. Insomma l’escursione è stata una sola come solo quelle i locali sanno darti. Mi sono comunque divertita e ho conosciuto un gruppo di Avventure nel Mondo, lo stesso gruppo che da mesi tenevo d’occhio in internet perché avrei voluto partecipare al loro tour: le coincidenze della vita!


L'isola deserta dove abbiamo pranzato dopo lo snorkeling2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati

La compagnia m’invita a cenare con loro ed io accetto più che volentieri. Takalani si autoinvita ma rimane per quasi tutta la sera in disparte senza dare fastidio a nessuno. Un po’ mi spiace per lui ma sapeva bene a cosa sarebbe andato incontro; ha vissuto direttamente sulla sua pelle il problema della lingua, l’essere semi-escluso dalle conversazioni, l’essere emarginato. Ma non sembra farsene un grosso problema. Mi osserva attentamente, saprò solo in seguito che il suo scopo era quello di utilizzare questa occasione per capire il mio comportamento e il mio reale carattere quando mi trovo con persone che parlano la mia stessa lingua. La sua conclusione è che sono una persona sorprendentemente gradevole, splendida quando sorrido e socievole. Grazie, che novità! Tornando alla cena, mangio uno squisito polpo con patatine e passo una piacevole serata. Poi ci raggiungono le 2 ladies ed un altro ragazzo danese che si sono dati appuntamento con il gruppo italiano per andare a guardare tutti insieme la partita di calcio Roma-Arsenal. Io però sono stanca e decido di tornare in camera. Takalani non mi lascia tornare da sola e mi vuole accompagnare a tutti i costi e visto l’ambiente notturno del paese direi che accetto volentieri e lo ringrazio. Mi vuole offrire una birra al bar della spiaggia ma io rifiuto e declino l’invito anche per il massaggio che mi propone. Comincio a pensare che sia cotto di me o che sia fortemente in astinenza!




25 febbraio 2009        
La giornata inizia con una lunga passeggiata sull’interminabile bagnasciuga di Nungwi e poi prosegue tranquilla tra spiaggia e bar. Oggi totale relax, non faccio assolutamente nulla. Takalani mi sta attaccato al culo e la cosa comincia a darmi veramente noia: così tanto che a cena appena finisco di mangiare pago il mio conto e mi rintano in camera mia. Voglio stare da sola. Sarà anche perché continuo a pensare al Gio, oggi è l’anniversario della sua morte e io non riesco proprio a smettere di pensare a lui. Cerco di non piangere ma a volte mi viene difficile. Me ne vado a letto totalmente vuota.

Zanzibar, Nungwi
2009 © Giovanna Puccia. Tutti i diritti riservati


26 febbraio 2009       
Inizio la giornata bombardata di messaggi di Stefano che mi assilla, oggi sono intollerante verso chiunque! In mattinata lasciamo Nungwi per dirigerci nello stesso pulciosissimo posto dell’altro giorno per il pranzo. Evidentemente Angem ha una bella percentuale per i turisti che porta in questo buco.
Alle 13.00 parte, secondo l’orario africano, il traghetto. La traversata passa abbastanza velocemente tra una pennichella ed un poco rassicurante film su una famiglia che fa un safari e tutti vengono sbranati dai leoni: ottimo direi visto che i prossimi giorni li passeremo proprio facendo safari!
Arriviamo allo stesso campeggio di Dar Es Salaam, ributto giù la mia maledetta tenda (mai montata così male) e mi faccio una doccia perché oggi ne ho proprio piene le palle!
Sono incazzata con il mondo anche se nessuno mi ha fatto alcun torto, sono triste, sono angosciata… sono semplicemente sola e probabilmente nel momento più sbagliato dell’anno. É stata una mia scelta allontanarmi dalle persone che amo per celare quel lato del mio carattere che più odio e non riesco a controllare: fingere che tutto va bene non serve a nulla. Quando si è disperati e tristi bisogna piangere e sfogarsi. Punto e basta.

Continua a leggere... Il racconto di viaggio prosegue nel prossimo post!

sabato 21 febbraio 2009

Il traffico di Dar è tentacolare!!!!

Un’altra levataccia, un’altra giornata di trasferimento e un altro problema tecnico con il truck: sono quasi stufa!!!Passiamo attraverso il Mikumi NP e avvistiamo bufali, giraffe, impala, kudu ed elefanti. Giornata abbastanza anonima, solito stop for lunch in mezzo alla strada e soliti ed infiniti posti di blocco della polizia: questa volta a fermarci è una poliziotta e alla guida c’è Takalani che quando vede una donna sotto i 100 kg non capisce più niente!

Messaggio di benvenuto...
Elefanti al Mikumi National Park



Man mano che ci avviciniamo a Dar Es Salaam aumentano le palme, il traffico, i camion, lo sporco e la puzza. Rettifico: è questa la città più orrenda che abbia mai visto!
Dar es Salaam, in arabo "casa della pace", è la più grande città della Tanzania, il principale polo economico e il primo porto del paese. Pur essendo la città più sviluppata della Tanzania, Dar è molto diversa dalla occidentalizzata Nairobi e mantiene tuttora l'atmosfera e l'aspetto tipico della città coloniale. I grattacieli e i grandi viali presenti in alcuni quartieri costituiscono un'eccezione; la maggior parte degli edifici sono bassi, le vie polverose e affollate, le palme e le mangrovie dominano ancora la costa. Nel porto attraccano grandi navi da crociera e mercantili, ma anche dhow a vela e le canoe dei pescatori. La popolazione povera di Dar è in gran parte costituita da giovani, che devono affrontare un’infinità di problemi. Le aree periurbane povere sono sempre più caratterizzate da abitazioni fatiscenti, affollamento e scarse condizioni igieniche; le latrine sono comuni, a pozzo nero (e soggette a straripare nella stagione delle piogge) e la raccolta dei rifiuti avviene in modo irregolare. Quindi i rifiuti vengono spesso bruciati o sotterrati, con i conseguenti pericoli legati all'inquinamento dell'aria e del suolo e alla diffusione nell'ambiente di sostanze tossiche. Il traffico di Dar poi è assurdo, mai vista una cosa del genere: è l’anarchia totale, ognuno fa quello che vuole. Gente che attraversa la strada all'ultimo minuto e devi essere proprio pronto di riflessi per schivarli. Gente che sorpassa a destra e poi anche a sinistra (anche noi); non capisco più quale sia il giusto senso di marcia! Ovviamente gente che passa con il rosso. È un delirio totale!
Tutto questo basta a renderla una città per me invivibile.
Campeggiamo al Silver Beach Camp Site che si trova direttamente sulla spiaggia. Non è un posto idilliaco ma ci si sta bene ed ha un bar con musica.

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